
La
fortificazione, delimitata da un'ampia cinta muraria post-medievale,
presenta una complessa articolazione interna costituita da un'area
residenziale, il vecchio borgo, e da un'area più propriamente
militare, caratterizzata dalla presenza del mastio.
La strada panoramica che da Montignoso conduce a Strettoia attraversa
l'intera collina sulla quale sorge il castello Aghinolfi.
In prossimità della cima, una via sterrata porta direttamente
agli imponenti ruderi del castello, del quale appare, in mezzo
alla ricca vegetazione, un grosso sperone: l'estrema punta nord
del complesso fortificato. Qui era collocata una guardiola sorretta
da alcuni mensoloni ancora oggi visibili mentre, all'interno del
baluardo, si trova una torre a base semicircolare.
La strada d'accesso costeggia il bastione, realizzato su di una
parete di roccia. E' su questo fianco, ad una distanza di circa
50 metri dallo sperone, che si trova l'ingresso al castello, anticamente
difeso da una bertesca.
Si accede quindi all'interno del primo cortile delimitato da un'ampia
cinta muraria con torri di fiancheggiamento.

Dentro
questo cortile erano collocati numerosi edifici, adoperati come
rifugi dagli abitanti di Montignoso, in caso di pericolo. E' possibile
scorgere ancora oggi alcune tracce di queste modeste strutture.
Procedendo in direzione sud, dopo aver superato una doppia curva,
la strada raggiunge la parte alta del castello, tramite un percorso
scavato direttamente nella roccia e riparato verso mare da un
parapetto.
Al termine della rampa si trovava una porta, oggi non più
visibile, protetta da un ponte levatoio, la quale conduceva nella
parte più interna del castello, un secondo cortile sul
cui perimetro erano state addossate numerose abitazioni. Varcata
questa porta si trovava sulla sinistra la piazza d'armi, di forma
triangolare, contraddistinta da un cammino di ronda sorretto da
numerosi archi e dominata dal mastio, un grosso edificio a base
ottagonale unito ad una torre a base circolare tramite una cortina
muraria.
Questo elemento così articolato costituisce il lato sud
della piazza d'armi, dove è possibile notare alcuni resti
di una modesta cappella castrense, a base rettangolare.
L'elemento architettonico più interessante del complesso
fortificato è il grosso edificio ottagonale, riconoscibile
anche come il più antico. Per quanto la documentazione
scritta attesti la presenza di un'opera fortificata già
nell'VIII secolo, la struttura ottagonale è cronologicamente
assegnabile ai primi secoli del basso medioevo e sembra rivelare
alcuni caratteri, come la ripartizione orizzontale a bande bicromatiche
e le dimensioni interne della struttura, tipici di architetture
non solo militari ma anche residenziali.
Tramite una cortina muraria la struttura ottagonale era collegata
alla torre a base circolare, definita nella documentazione come
"baluardo di San Paolino". A questo complesso si accedeva
tramite una scala retrattile collocata tra il terrapieno e l'impianto
ottagonale, in seguito sostituita da una scaletta in muratura,
visibile nelle rappresentazioni ottocentesche e attualmente non
più esistente. Una volta saliti sul terrapieno, è
possibile accedere al baluardo di San Paolino.

Il
"baluadro di San Paolino" è contraddistinto dalla
presenza di resti di merlatura e da una scala a chiocciola che,
scendendo all'interno della struttura, conduce ad un'ampia apertura
dalla quale si poteva controllare l'esterno delle mura. Dal terrapieno
si raggiunge l'interno dell'edificio a base ottagonale.
Internamente questa struttura, definita nella documentazione come
"baluardo di San Francesco", è contraddistinta
dalla presenza di una torre circolare, sulla quale grava in parte
il carico di una volta anulare continua che scarica, l'altra metà
del suo peso, sulla muratura perimetrale. La volta, conservata
solo in parte, sorregge un piano calpestabile, una terrazza, mentre
la torre circolare, non propriamente concentrica, superava in
altezza l'edificio a base ottagonale svolgendo le funzioni proprie
di una torre d'avvistamento. E' proprio l'ampia visibilità,
che dalla cima di Castello Aghinolfi si estende dalla costa toscana
fino alla costa Ligure, a caratterizzare questa importante fortificazione.
All'interno del complesso architettonico sono individuabili strutture
risalenti a momenti storici diversi.
La torre ottagonale sembra riconducibile ai primi secoli del basso
medioevo Recenti datazioni avvenute su frammenti di carbone inclusi
nella malta assegnerebbero la costruzione ad un periodo compreso
tra la metà del secolo XI e la metà del secolo XII.
In quel periodo il castello Aghinolfi era costituito solamente
dalla grossa torre, che assolveva nello stesso tempo alle funzioni
di difesa e probabilmente di dimora. Tra le rovine non sono apprezzabili
resti di strutture propriamente trecentesche, ma si possono attribuire
a questo periodo alcuni interventi di risarcimento delle murature
dell'impianto a base ottagonale. Il castello sembra essere stato
pesantemente modificato nel secolo XV, al quale potrebbe risalire
l'aspetto architettonico che attualmente lo contraddistingue.
Una grossa torre a base circolare, assieme ad un terrapieno, aveva
lo specifico ruolo di difendere nel versante montano l'antica
struttura ottagonale, che assumeva la funzione di mastio. Il complesso
si componeva così di un ampio perimetro fortificato, definito
nelle fonti scritte come primo procinto, e di un secondo procinto.
La documentazione del XVI secolo riferisce dell'esistenza di numerose
abitazioni, circa 130, esistenti nei due procinti, delle quali
sono oggi visibili solamente le fondamenta. Le case erano state
erette dai Montignosini come rifugio in caso di pericolo e per
questo motivo conservavano derrate alimentari, vino, olio e carne
secca. Nel 1585 venne abbattuta la parte alta del mastio, ritenuta
più pericolosa che utile.
Alla fine del cinquecento risale la sistemazione della piazza
d'armi, realizzata tramite la demolizione degli edifici adiacenti
al mastio e, probabilmente, la costruzione del muro perimetrale
est, con il cammino di ronda e gli accessi al corridoio sotterraneo.
L'importanza della fortezza di Montignoso, alla fine del secolo
XVI e agli inizi del XVII, era tale per i Lucchesi da richiedere
ulteriori interventi fortificatori soprattutto per proteggere
il lato rivolto a levante, dove artiglierie nemiche avrebbero
potuto infliggere gravi danni; tuttavia la costruzione di nuove
murature sarebbe costata una ingente somma, pari a tremila scudi,
e una commissione incaricata preferì spendere una modesta
cifra per rinforzare quelle già esistenti.
Non si hanno notizie di interventi realizzati nel castello posteriormente
al secolo XVII e lo stesso cadde in rovina verso la metà
del secolo XVIII.
Carlo Lodovico di Borbone, Signore di Lucca, lo acquistò
per recuperarlo, ma il suo progetto non andò a buon fine.
Recenti ricerche compiute in questi anni sul castello hanno riacceso
l'interesse per il monumento ed hanno impegnato l'Amministrazione
Comunale di Montignoso in un cospicuo intervento di recupero e
valorizzazione. Le ricerche archeologiche e archeometriche, condotte
di pari passo con i lavori di restauro, hanno consentito la scoperta
di alcune importanti testimonianze e l'acquisizione di specifiche
conoscenze sulle tecniche costruttive medievali. In particolare
le indagini, ancora in corso, hanno messo in luce i resti di una
struttura muraria, forse quadrangolare, preesistente a quella
ottagonale, datata, tramite tecniche archeometriche, all'epoca
carolingia. Gli esiti delle ricerche ed i risultati dei restauri
si uniscono in una esposizione permanente relativa alla storia
del castello.